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CENTENARIO DELLA NASCITA DI POTITO RANDI (1909-2009)
potito randi

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POTITO RANDI: testimonianze

Potito Randi, un vero e preparato imprenditore.
di Alberto Aiardi

Avere rapporti con Potito Randi significava ricavarne subito l’impressione di essere di fronte ad un vero e preparato imprenditore e manager industriale, nel modo di fare deciso, senza lungaggini e superficialità ma al tempo stesso con attenzione acuta alle opinioni e ragioni degli altri.
Uno dei primi incontri con il Dott. Randi lo ebbi verso la fine degli anni cinquanta, quando impegnato a preparare alcune tesine su temi economici per l’esame finale da sostenere alla Scuola post - universitaria di sviluppo economico, chiesi di incontrarlo per intervistarlo sulle prospettive di mercato della ceramica industriale, e segnatamente sulle possibili espansioni produttive anche per i materiali ceramici di rivestimento esterno nell’edilizia.

A parte la cortesia genuina manifestatami, mi colpì la passione nell’argomentare i vari aspetti della situazione e delle prospettive del comparto. In quella stessa occasione ebbi modo di conoscere anche l’ing. Carlini, suo stretto collaboratore.

I rapporti con Randi ebbero modo di accrescersi e consolidarsi quando, ormai impiegato della Camera di Commercio con la funzione di responsabile dell’Ufficio Studi e Statistica, avevo modo di avere contatti con le diverse associazioni economiche, e tra queste l’Unione Industriali, di cui Randi era l’apprezzato Presidente, affiancato dal valido ed attivo direttore, avv. Nicola Cipolletti.
In uno dei primi numeri, dell’anno 1962, del mensile dell’ente camerale “Notiziario economico”, rinnovato nella veste tipografica a stampa ed ampliato nei contenuti di ricerca ed approfondimento, per intelligente iniziativa dell’allora Segretario generale. Dott. Emilio Rosa, pubblicai un articolo sulla industria della ceramica nel teramano.

Non avevo potuto sentire Randi, come avrei voluto, anche in riferimento ai trascorsi dell’esperienza SIMAC, e poi SPICA, a Castelli. Dopo l’uscita dell’articolo, Randi che l’aveva letto, incontrandomi, mi espresse l’apprezzamento, ma non mancò, con il suo modo anche un po’ rude, di mettere in evidenza qualche aspetto dell’argomento da me trascurato ed alcune piccole imprecisioni. Non potetti che prenderne atto e ringraziarlo.
Nei primi anni sessanta Randi prese la decisione di ampliare l’attività produttiva, mirando a realizzare un secondo impianto per la lavorazione dei sanitari, manifestando al comune di Teramo la possibilità di ubicazione vicino a quello esistente nelle aree dell ‘Acquaviva.
Ciò rappresentò un motivo di dissidio con l’amministrazione, che non riteneva ormai di far insediare nuove attività a ridosso della città, che si andava espandendo ampliando il suo centro urbano.

Anche per tale situazione Randi prese l’iniziativa di fare una lista civica per le elezioni comunali del 1964, forse ritenendo di poter influire sulla nuova amministrazione. Così non fu. Egli fu il solo eletto della sua lista, e peraltro la forza autonoma del partito di maggioranza, la DC, non erano possibili condizionamenti di sorta.

E’ pure da rilevare che comunque il Randi tenne sempre in consiglio, nel quale ero presente anche io con l’incarico di capo gruppo, un atteggiamento di dignità e di rispetto, senza mai entrare in antipatiche strumentali polemiche.
Il problema dell’insediamento del nuovo impianto veniva intanto risolto attraverso il ruolo che avev% assunto il neo istituito Consorzio per il nucleo industriale, che ero stato chiamato a presiedere.

Randi aveva anche minacciato, se non poteva ubicare il nuovo impianto nell’area contigua a quello esistente, di andare a realizzarlo fuori il comune di Teramo, lungo la costa.
Il Consorzio industriale, in sintonia con la redazione del piano regolatore della zona, mise intanto a disposizione l’area necessaria nel comprensorio di intervento a S. Atto, e si potette fare rapidamente l’atto di cessione. Nel settembre del 1965 si tenne la cerimonia per la posa della prima pietra della SPEA, con la presenza dell’allora ministro dell’industria, Emilio Colombo.

Lo svolgimento delle varie procedure per acceleiare la realizzazione dello stabilimento rappresentò motivo per un rapporto più costante ed approfondito. Non dimenticando, tra l’altro, un avventuroso viaggio in macchina a Napoli, per incontri all’ ISVEIMER, istituto chiamato a finanziare l’investimento. Come ancora le sollecitazioni continue che venivano avanzate per decisioni rapide da parte della Montedison per la costruzione del nuovo ramo del metanodotto fino al nucleo industriale come per le pressioni sulle Ferrovie dello Stato per ottenere la costruzione del raccordo ferroviario, occasione tra l’altro molto favorevole per far assumere alle Ferrovie la decisione di ammodernare l’intero armamento della linea.

La costruzione del nuovo impianto industriale, con il ruolo assunto anche dal Consorzio, fu certamente determinante per avere la dotazione di importanti elementi di infrastruttura.
Le aziende di Randi divenivano in quegli anni gli impianti con il maggior numero di addetti nell’area provinciale. E si può dire senz’altro che l’attività imprenditoriale di Randi rappresentò una significativa, e per certi versi anche trainante, presenza nell’avvio di quella forte espansione della piccola e media impresa che caratterizzò la provincia teramana negli anni sessanta.

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